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Ironici o
disinteressati i protagonisti, da Ammaniti a Nove, che non non vogliono
padri. Tommaso Labranca ha dichiarato che Guglielmi è noioso. Arbasino
su Repubblica ha rimproverato tutti di non aver citato il mostro di
Marcinelle. Intanto l'antologia einaudiana Gioventù cannibale ha
già venduto quindicimila copie: siamo all'orrore di massa? Comunque.
Ripenso al perentorio «stronzate» di Cotroneo e non posso fare a meno di
capire che c'è del vero. Ed è una cosa che esiste in Destroy come in
altri librí scritti dai più giovani. E' un po' come se la formidabile
capacità di registrare la quantità del mondo impedisse loro di
avvicinarsi all'essenza del mondo (parole impegnative, ma non ce n'è
altre). Voglio dire: l'indice di un'enciclopedia contiene il mondo ma
non ti aiuta a conoscerlo: desta meraviglia, ma non tramanda sapere, è
un'immagine spettacolare del mondo, ma non è il mondo. Destroy
è un indice scritto benissimo, e fantastico: ma la vita, che c'entra con
tutto quello? Le ragioni del reale dove diavolo sono finite? Che ne è
del caro, vecchio Senso?
E' la stessa sensazione che si ha, spesso, di fronte alla musica
contemporanea (quella popolare, non quella colta) e ai fumetti: più la
tecnica è stabiliante, più la rappresentazione del mondo è acrobatìca e
hard, meno ti ritrovi vicino al cuore delle cose. Tutto assume un che di
artificiale e ìmpermeabile che ti ricorda la geniale separatezza dei
parchi di divertimenti. Disneyland. Se Biancaneve vi fa vomitare, e a
Paperino preferisci vibratori e sodomie, paga il biglietto ed entra in
Destroy. Lo stile è un tantino differente, ma il succo è lo stesso.
Luoghi separati.
Per questo, una mattina che incautamente ti dimentichi a casa le cautele
d'ordinanza, puoi anche pensare: sono stronzate. Perché da un libro,
fino a quando i libri esisteranno, ti aspetti qualcosa di più: «ll lato
epico della verità», diceva Benjamm, con una bella espressione. Qualche
emozionante indizio rubato al cuore delle cose. Basta un'eco, alle
volte. Ma che venga da là. Senon senti niente, quel che finisci per
pensare, un po' sbrigativamente, è: tutte stronzate. E quel che stai
pensando è una cosa vera e falsa, contemporaneamente.
* * *
La falsa intelligenza del giornalismo culturale contrappone buonisti e
cannibali come se la letteratura fosse una lotta di galli, e i galli
scriventi, imbecilli, ci stanno, sparandosi pistolettate più o meno
eleganti o vigliacche, in una rissa da paese in cui si muovono con
antica sapienza ì vecchi maestri (supremamente i cattivi maestri)
gestendo la loro mediocrità con abilità ammirevole, dosando una legnata
qui e un buffetto un po' lascivo là. Passeggiando sul trottoir dei media
a braccetto con la bella gioventù, che tanto al momento buono finirà a
letto con altri, non certo col loro vecchiume ma intanto la gente si
volta e li guarda, i vegliardí scaduti, lì sul trottoir dei media, e
cosa darebbero quelli per uno sguardo, uno sguardo ancora, prima di
sparire. Quanto è cosi evidente che non si scrive gli uni contro gli
altri, ma ciascuno per disegnare il proprio pezzo di mondo, parziale e
pefettibile, nella mappa complessiva di una geografia totale. La
geografia non è un duello. E' uno stare accanto di terre differenti. E
non c'è un luogo più giusto, o vero, di altri, ci sono solo, per
ciascuno patrie, una per ciascuno, e quello è il posto giusto, e vero,
di ciascuno. E le patrie si fanno la guerra solo nella Storia. Non nella
geografia. La letteratura è geografia. (Almeno: credo). E certo che
scrivere è un duello: ma con i lettori. E, se proprio ti rimane del
tempo, con i critici. Con gli altri che scrivono: mai.
* * *
La terra di Destroy è dove non sono io. Ma c'è. Arrivano cartoline,
videotape e urla, da laggiù. E ogni tanto, senza accorgertene, ti capita
di finirci, anche senza volerlo. Io ad esempio me la sono trovata
addosso scendendo dalla metropolitana di Tokyo, fermata Shìbuya. Ma
anche quando ho sentito gli Africa Unite, o quando ho seguito Frank
Miller fino a Gotham City, per vedere Batman. Posti geniali.
Emozionanti. E' difficile capire se sono solo Disneyland travestite, o
terre autentiche, ridisegnate da qualche terremoto del Tempo; posti in
cui il mondo si è ritirato tutto in superficie, e il senso delle cose
rìposa polverizzato su tutte le scorie di ovunque. Difficile da capire.
Ma restano terre di fianco ad altre terre, sparse sulla faccìa della
terra insieme alla terra che è mia. Non mi riesce proprio di vederci il
male, o il nemico. E' geografia, non è guerra. Almeno fino a quando
qualcuno non deciderà di deportarci tutti là nell'assurda pretesa che là
sia il posto giusto. Allora sì sarebbe seccante. Vorrà dire che fodererò
la mia scrittura di lattice, seghe circolari e video porno vietnamiti,
così giusto per mimetizzarmi e salvarmi la pelle.
Poi, di notte, giù in cantina a leggere Moby Dick.
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