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Alessandro Baricco
Data di pubblicazione: 14/05/03

Totem. L'ultima tournée
Esce in questi giorni da Einaudi Stile libero un cofanetto che contiene un video intitolato "Totem. L´ultima tournée" di Lucia Moisio e un libro, firmato da Baricco, Tarasco e Vacis: "Balene e sogni", sottotitolo: "Leggere e ascoltare. L´esperienza di Totem". 

Il film di Lucia Moisio è prodotto da Valter Buccino per Harold & Motion Pictures. Dal libro anticipiamo qui alcuni brani di Baricco. 

Nell´Ottocento le persone di buon senso pensavano che i romanzi fossero pericolosi .

Non ho alcun dubbio che il piacere di leggere, il piacere del libro, perfino la cultura del libro, tutto questo sia fortissimamente legato a una sconfitta. A un ferita e a una sconfitta. Sui libri, non ho dubbi. Su musica, teatro, cinema, può essere più problematico.
Leggere è sempre la rivalsa di qualcuno che dalla vita è stato offeso, ferito. Mi sembra un intelligentissimo modo di perdere, leggere libri. Collegato a una specie di rinuncia a combattere sul campo. Comunque me la rigiro, continuo a pensare che alla fine sia così. Non so se questo ha a che fare con la "umanità offesa" di cui scriveva Adorno. So che la umanità dei libri è perlopiù una umanità sofferta.
C´è una tendenza a essere ingoiati da questa vertigine.
Ed è veramente pericoloso.
Quello che pensavano del romanzo nell'Ottocento le persone di buon senso, e cioè che era pericoloso, è vero: ed è bene che sia visto così proprio all'origine dell'oggetto romanzo. L´avevano capito subito.
I medici che sconsigliavano alle mogli la lettura dei romanzi, nella purezza del momento aurorale di quell'oggetto - il romanzo - capivano una cosa che a noi oggi sembra ridicola. Ma era vera allora e rimane qualcosa che ha a che vedere anche oggi con l´esperienza del leggere.
Per essere molto pratico, io li vedo questi sedicenni in giro, che hanno letto tutti i miei libri, oppure molto Kafka o molto Dostoevskij. Li vedo. E quando mi chiedono che cosa devono fare, solo una cosa mi viene in mente di dirgli: andate a giocare al pallone, buttate via i libri, girate. Tagliatevi i capelli. Fatevi i capelli verdi. Fate qualcosa. Cercate di stare nel, nel. Non fuori. Nel.
Dopodiché tornate ai libri, per carità, ma non fatevi ingoiare.

[*** ]
Se penso ai ragazzi di oggi, a ciò che leggono o non leggono, e se dalla nostra esperienza di Totem possa venirne una qualche minima luce su questo, mi vengono in mente alcune cose.
Prima di tutto ci vuole una grande disponibilità da parte nostra a capire che la geografia del senso di questi ragazzi sarà oggettivamente diversa dalla nostra.
E non per un processo di "volgarizzazione" o "degrado" di ciò che è nobile.
Assolutamente.
Sarà nobile come la nostra, ma sarà diversa.
E non si può pretendere che i Quartetti di Beethoven coprano, nella geografia dell'intelligenza di questi ragazzi, la stessa parte che hanno coperto nella geografia dell'intelligenza nostra.
E non per un processo di degrado, appunto. No. Semplicemente perché la geografia cambia.
Se noi, ogni volta che si perde un pezzo della geografia che ci ha generato, ci mettiamo a pensare che questa è una perdita secca del mondo, se noi dovessimo essere così idioti da pensare questo in maniera aprioristica e dogmatica, non si aprirà mai un dialogo con questi ragazzi.
Noi dobbiamo capire che la loro geografia sarà altrettanto nobile della nostra, e perfino potrebbe essere più nobile, e che non avrà alcuni capisaldi della nostra.
Dove da noi c´era un porto, o un fiume che faceva quell'ansa, da loro non c´è niente.
Hanno raso al suolo tutto e c´è un grande parcheggio.
E noi dovremmo avere la grande, immensa intelligenza di non sdegnarci perché c´è un parcheggio dove c´era un fiume, ma di capire tutta la geografia.
E di pensare - quasi come un articolo di fede - che la nostra geografia sarà nobile come la nostra.
Perché di fatto è così.

Perché alla fine, negli ultimi Quartetti, Beethoven che cosa criticava? Era mondo in movimento. Poi, la forma in cui il mondo si mette in movimento, non sta a noi sceglierla.
L´unica cosa che noi dovremmo odiare, è l´immobilità.
Perché quella è la morte, è la dittatura, è il mondo in pausa.
Ma se il mondo comincia a vibrare, bisogna poi, di volta in volta, capire la forma di questa vibrazione. Ma non potrà essere sempre la stessa.

Il problema della lettura alla fine è questo. Se noi partiamo dal presupposto che ogni ragazzo che non legge è una perdita secca della civiltà, partiamo da un presupposto sbagliato. Stupido.
Perché non è affatto detto che, tra centocinquant´anni, la lettura sia il modo, la forma più adatta a creare il senso, a cogliere la vitalità del reale.

Ma questo vuol dire che non si può far nulla, che noi non possiamo far nulla, per trasmettere a un ragazzo giovane il senso di ciò che per noi è nobile?
Niente affatto.
Possiamo evitare i dogmi.
Niente è grande se tu non riesci a spiegare il perché.
Se i Quartetti di Beethoven sono grandi perché sono i Quartetti di Beethoven, e tu non parti da zero, non li sai spiegare, quella grandezza è finita. Diventa solo un´imposizione, alla quale giustamente un ragazzo si ribella.
I ragazzi che si ribellano alla lettura unicamente perché gli viene data come un valore inspiegato, perché è meglio che giocare alla Playstation, ma qualcuno gliel´ha mai spiegato perché è meglio, in maniera convincente? A parte che si tratta evidentemente di una questione aperta - non sappiamo ancora bene che cosa succede in quel nuovo mondo di mondi visivi, sensibilità, velocità diverse dalle nostre - ecco, quei ragazzi vivono questa come una aggressione ai loro valori.
Il libro contro il videogioco, da quel momento in poi davvero contrapposti.

Allora o sei in grado di spiegarglielo, oppure stai facendo un tipo di gesto che li allontanerà.
La sfida è, invece, che a uno che sta giocando con la Playstation tu racconti il Cyrano, e lui d´improvviso ti stia ad ascoltare. Ma non posso dirgli: vai a teatro! Magari a vedere un Cyrano di Bergerac dottissimo - e noiosissimo. Così ce li giochiamo tutti, uno dopo l´altro!
Questo ci spetta fare. Ci aiuterà anche a capire che cosa è ancora vivo e che cosa è morto.

Quando poi alla fine io non riesco a spiegare veramente ai ragazzi, alla scuola Holden, perché secondo me L´uomo senza qualità di Musil è un libro da leggere, quando avverto che fatico sempre di più, che sono sempre meno credibile, e che non li convinco, non vuol dire solo che io non sono abbastanza bravo. Incomincia a voler dire che forse, nella nuova geografia che sta nascendo, L´uomo senza qualità non è un libro così importante.
Cosa possibilissima. Non dobbiamo spaventarci. Non lo dico per provocare. I musicisti che Rossini ammirava nel suo mestiere si chiamavano Mozart, Haydn, ma altri avevano dei nomi che noi abbiamo del tutto dimenticato.
Le geografie cambiano. Forse L´uomo senza qualità non è importante per sempre.
Lo è stato per me, per la mia generazione, ma quando cominci a non riuscire a spiegarlo, quando senti che non ti credono, è meglio cercare di capire che cosa sta succedendo, qual è la nuova geografia che sta nascendo.
E prepararsi ad accoglierla. 

La Repubblica, 14 maggio 2003