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16 maggio 2003

In concomitanza con l'uscita del cofanetto di Totem. L'ultima tournée (Einaudi) e del Libro dedicato al City Reading Project (Rizzoli), Alessandro Baricco ha partecipato alla "Fiera Internazionale del Libro" di Torino, ed incontra il suo pubblico durante un dibattito a due voci con Niccolò Ammaniti. 

Come riporta BOL sul suo minisito dedicato alla Fiera del Libro, 'è un dialogo a più voci sulla letteratura, sui modi di intendere il mestiere dello scrittore e sui rapporti tra la narrativa e il cinema e tra scrittore e regista, nelle due diverse esperienze della realizzazione dei film Io non ho paura (Ammaniti-Salvatores) e La leggenda del pianista sull'Oceano (Baricco-Tornatore).

BOL ha registrato integralmente l'incontro-dibattito fra i due autori che è possibile ascoltare direttamente dal suo sito in streaming audio cliccando sui link di seguito (il file audio è in formato .ram - real media e richiede un player Real Audio):

:: Baricco & Ammaniti - parte prima
:: Baricco & Ammaniti - parte seconda


In merito all'incontro fra i due scrittori ha pubblicato un articolo anche

Ecco quanto ha riportato Il Manifesto in merito all'incontro dibattito fra Baricco e Ammaniti:

... Non a caso, anche il dialogo di Ammaniti e Baricco, con il loro oceanico pubblico (niente presentazioni, niente conferenze, solo domande e risposte: una formula che andrà ricordata e opportunamente valorizzata in futuro) è iniziato proprio da questo nodo. 
Perché un libro è capace di durare? A quali libri avete riconosciuto questa capacità? E sulla durata dei vostri, cosa pensate? 
Ammaniti, senza nemmeno stare lì a pensarci sopra, ha fatto l'esempio di Zanna bianca e di altri libri di Jack London. Perché secondo lui, e nonostante tutto il prestigio intellettuale (non solo filosofico, ma anche letterario) di cui il concetto di «complessità» gode (soprattutto) nel mondo anglosassone, la capacità di resistenza di una storia è affidata alla sua semplicità, alla capacità di uno scrittore di individuare un nervo, di battere sullo stesso tasto fino alle estreme conseguenze. Rinunciando, di fatto se non nei propositi teorici, a quell' «enciclopedismo» che pure è una componente essenziale delle estetiche narrative del postmoderno.
Baricco, per conto suo, ha candidamente confessato che gli piacerebbe fare una capatina in una Feltrinelli del 2070, o giù di lì, per chiedere ai commessi qualche suo libro. E capire così se qualcosa in essi c'era, oppure il se suo successo, per quanto grande, non era che un riflesso emotivo caduco, una moda passeggera dell'immaginario collettivo... In mancanza di macchine del tempo, però, la sua previsione di «tenuta» non va oltre i dieci anni.