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Ancora una volta Alessandro Baricco ha fatto ricorso ad Internet per promuovere il suo nuovo libro "Questa storia", il suo primo romanzo edito da Fandango, in libreria l'11 novembre 2005.
 

Dopo l'esperimento di City nel 1999, e la chat in occasione della pubblicazione di Senza Sangue nel 2002, anche "Questa storia" è stato lanciato in primis online: per festeggiare l'occasione i tre siti web www.fandango.it, www.scuolaholden.it e www.oceanomare.com hanno dedicato al nuovo romanzo l'intera giornata dell'11 novembre, consentendo in via del tutto eccezionale agli utenti di:

> leggere in rete le prime 60 pagine del romanzo
> di vedere il film di 6 minuti, realizzato da Guido Chiesa e prodotto da Fandango, in cui Alessandro Baricco racconta come è nata l'idea di “Questa storia”

Tutti questi contenuti rimangono disponibili su:
http://questastoria.fandango.it

 


Questa storia racconta la vita di Ultimo Parri che il lettore incontra bambino in una campagna del Nord Italia all’inizio del Novecento e segue in luoghi e vicende diversi fino agli Anni Sessanta.
Il destino di Ultimo si svolge e si compie all’interno di una narrazione a più voci. La compongono il rumoroso arrivo delle prime automobili, la passione per i motori e per le gare, un memorabile rapporto padre-figlio, atroci scorci della Grande Guerra, una storia d’amore che non inizia e non finisce e si alimenta di segni e di tracce. C’è un senso di sospensione, stupefazione e sgomento; uno sviluppo temporale scandito dall’attesa e dal ricordo; registri stilistici diversi, dotati di una propria musica e poesia. Questa storia racconta l’inseguimento di un sogno che realizzandosi riporterebbe ordine nel caos dell’esistenza.

Come si legge nelle note, sembra che, se avesse dovuto dedicare a qualcuno questo suo nuovo romanzo, Baricco lo avrebbe dedicato a Valentino Rossi:
''Non l'ho mai incontrato Valentino e nemmeno ho capito bene che tipo sia - scrive - Però questa storia di scendere dall'Honda e salire su una moto che non andava avanti è stata una delle belle cose di questi anni. Mi ha insegnato molto. Probabilmente, per quanto possa sembrare scemo, è una delle cose che mi ha portato in Fandango. Ognuno ha i maestri che si merita.".

Il romanzo esce con quattro diverse copertine, opera di Gianluigi Toccafondo.

In una Nota al romanzo, l'autore spiega che il 5% dei diritti d'autore del suo libro andrà all'Associazione Casa Oz, che si occupa di bambini con malattie gravi e incurabili e delle loro famiglie: ''Io, di mio, preferirei non saperlo neanche che esistono bambini malati gravemente, è una cosa che mi fa una paura orrenda, ma tra i fondatori di Casa Oz c'è mia sorella, lei c'è passata da quel problema''.
 


I prossimi appuntamenti

Radio 3, Mercoledì 23 novembre dalle 20.30 alle 24.00
Alessandro Baricco è su RAI - Radio 3 per parlare di "Questa storia"

Conduce la serata Michele Dall'Ongaro.
Nel corso della trasmissione Baricco legge alcuni brani del romanzo accompagnato da Mario Brunello al violoncello e Tolo Marton alla chitarra e risponde alle domande che arriveranno lo stesso giorno via sms (al numero 335.5634296) e via e-mail (all'indirizzo baricco@rai.it) e a quelle degli ospiti in studio.

Roma, Sabato 10 dicembre
Alessandro Baricco interviene a una manifestazione Fandango a Più Libri più liberi, la Fiera della media e piccola editoria a Roma.

 

Le prime recensioni:

Su Repubblica Radio Michele Serra ha presentato "Questa storia", cui ha anche dedicato un articolo su la Repubblica.
Fabrizio Ottaviani - Il Giornale (apre un file PDF)

ll Motore Dio del Secolo
Michele Serra
11 novembre 2005
La Repubblica

Non so se l'oltranzismo narrativo di Alessandro Baricco costituisca un "caso". Se, cioè, ostinarsi a scrivere romanzi come se ci fossero ancora storie potenti, storie esemplari da raccontare, sia uno scandalo, o un anacronismo, o un ammicco al pubblico, o piuttosto pura presunzione - una specie di titanismo e/o divismo dello scrittore, della scrittura. Mi capita però, da lettore, di cadere per intero, e volentieri, in quel gioco, e dunque di leggere da capo a fondo i come se di Baricco, cioè le sue storie (anche quelle inverosimili, soprattutto quelle inverosimili) dimenticando per parecchie pagine consecutive di interrogarmi sulla fenomenologia di Baricco. Cioè sul suo mimetismo stilistico (qui, in questo ultimo romanzo, si contano perlomeno tre baricchi differenti a seconda dei diversi io narranti), sul suo autocompiacimento letterario, sulle frequenti incursioni nel sublime e nel meravigliato, sull'immancabile affastellarsi di quasi tutti gli ingredienti del Romanzo Classico, la vita la morte il sesso il sangue l'amore la guerra la Storia.
E d'altra parte, mica gliene possiamo fare una colpa, a Baricco, se il suo risaputo e quasi maniacale culto dello Scrittore genera, alla fine, quasi sempre libri che dopo essere stati scritti vengono addirittura letti, con godimento variabile a seconda che il Mito trattato (questa volta il mito dell'automobile) incontri più o meno direttamente le corde del lettore. Questa storia (Fandango, pagg. 283, euro 15, bellissima copertina di Gianluigi Toccafondo) evidentemente mi ha catturato anche perché amo intensamente l'epopea filante e rumorosa dell'automobile, e rimpiango, senza averlo conosciuto, lo stupore novecentesco e futurista per le nuove giustezze meccaniche che sconvolsero gli umani d'Occidente più o meno cento anni fa.
Le prime pagine del libro (1903, rievocazione del raid automobilistico Parigi-Madrid, interrotto dalle autorità francesi per eccesso di incidenti) sono, da questo punto di vista, un incantevole cinemascope sull'irruzione del Moderno nel mondo contadino, sul trauma frastornante della velocità che fende e viola i campi, e strappa gli uomini al loro tempo e al loro ritmo per consegnarli al sogno meccanico. Di qui in poi, a parte una puntigliosa (e lunga) parentesi sulla rotta di Caporetto, intensa ma verbosa digressione veristico-morale sul vergognoso pandemonio della guerra, il libro è tutto un susseguirsi di traiettorie e platani, tornanti e pistoni, carrozzerie e circuiti, incidenti e rettilinei, fino al pre-finale ambientato durante una delle epiche Mille Miglia del dopoguerra.

Dentro questa atmosfera, di per sé mitologica, la storia è la storia di Ultimo Parri, figlio di un contadino piemontese visionario che apre la prima officina meccanica per auto quando ancora le auto non ci sono. Ultimo possiede una specie di shining (l'"ombra d'oro") che lo fa vibrare all'unisono con la misteriosa meccanica del secolo incipiente, e insieme a quella con l'ancor più misteriosa meccanica delle donne (donne e motori, eccetera). Brutto ma seduttore, malaticcio ma quasi invulnerabile, l'eroe coltiva e infine realizza un progetto squisitamente letterario (dunque molto baricchiano), e cioè costruire un circuito che rappresenti fedelmente la sua vita, un circuito-romanzo che disegni, curva dopo curva, le accelerazioni e le cadute, gli amori e la paure, le esaltazioni e le pause di riflessione.
Parecchi anni dopo la morte di Ultimo sarà una ricchissima contessa russa, suo antico amore negli anni Venti, a percorrere in automobile quel circuito dopo averlo lungamente cercato, in un memorabile finalone (cinematografico e strappa-Oscar) che sarebbe una strepitosa prova d'attrice per una Katharine Hepburn rediviva. Da applausi, lo giuro, sempre che uno, nel frattempo, non abbia voluto sottilizzare, come è suo diritto, sull'idea di ficcare una contessa russa nel cast di un romanzo scritto dopo la fine del romanzo (anche non russo) e perfino dopo la fine del dibattito sulla fine del romanzo.
Ma se invece, come pare accada, il lettore è arrivato docilmente fin lì, infischiandosene, insieme a Baricco, dell'evidente megalomania del soggetto e della sceneggiatura, e anzi godendo delle continue e quasi proterve licenze che l'autore si prende nei confronti del basso profilo, vorrà pur dire qualcosa. Vorrà dire, per esempio, che perfino una mitologia saccheggiata come quella dell'automobilismo eroico (quello con i baffi a manubrio, quello della Targa Florio e delle scie di polvere, quello positivista e temerario) può fare da innesco alla scrittura e alla lettura, se solo si decide di fare un passo indietro rispetto a quell'atteggiamento di annoiata saturazione che magari è una necessità imposta dall'epoca, ma pure, forse, è una posa, è una moda. (Bisogna mettere a tacere, leggendo libri come questo, qualcosa che assomiglia molto da vicino al cinismo, quel troppo aver letto, troppo avere visto, che imbolsisce i pensieri e lo sguardo, ci rende tanto più intelligenti ma anche meno creduli e meno reattivi, e in fin dei conti meno vivi).

In questo senso Baricco, che gode una fama di scrittore iper-professionale, abile e magari furbo, è invece, mi sembra, uno scrittore programmaticamente "ingenuo", che riesce a coinvolgere nella sua ingenuità (abilmente, iper-professionalmente) un bel manipolo di lettori. Disposti, come lui, ad applaudire un'anziana contessa russa che sfreccia su una Jaguar, nel 1969, su un circuito inglese in disuso, restaurato come un'opera d'arte, descritto come una città Maya riemersa dalle paludi nonostante sia un banale aeroporto inglese della Seconda guerra mondiale: in uno dei capitoli più tromboneschi, e più coinvolgenti, che abbia mai letto negli ultimi anni.
E comunque, a proposito di iperboli e di sovraccarichi narrativi: chi ha visto per esempio il celebratissimo The Aviator di Scorsese, film gonfio di retorica novecentista fino a sfiorare il ridicolo, sappia che Questa storia è un ben più credibile e misurato omaggio al pionierismo motoristico e all'azzardo vitalistico dei nostri avi. E questo ci suggerisce, per esempio, che l'Italia non sarebbe certo uno scenario meno probabile, rispetto all'America, per raccontare il transito eccitante e anche funesto dalle vacche ai pistoni, dalla prateria alla metallurgia, anche se in pratica ci ha provato quasi solo Bertolucci. E probabilmente, dunque, ciò che manca ai nostri narratori, e impigrisce cinema e letteratura, è anche, oppure è proprio, quella beata ingenuità "professionale" che abbonda oltreoceano, e produce la fertile illusione che con gli stessi ingredienti di sempre - vita morte sesso sangue amore guerra Storia, uffa… - si possano fabbricare sempre nuove storie, oppure raccogliere sempre nuovi pubblici attorno alle stesse vecchie storie.

Delle quali, sia ben chiaro, potremmo anche fare a meno, naturalmente, considerando già ampiamente archiviata la lunghissima epoca dei miti, e dei racconti esemplari. Giudicando stucchevole e stra-prevedibile l'indugio compiaciuto di uno scrittore italiano del 2005 sui tornanti terrosi delle Madonie, o lungo un corpo femminile descritto come un riassunto perfetto di traiettorie, esso stesso un circuito da indovinare alla guida del proprio sguardo. Resta il fatto che il nuovo Baricco è nuovamente assestato esattamente a cavalcioni dell'epopea (e della prosopopea) romanzesca, libera scelta per liberi lettori, scommessa ostinata, ossessionata, sulla possibile meraviglia che la scrittura può far scaturire anche dai materiali consumatissimi che arredano la nostra post-modernità. Leggendolo, spesso si sente la fatica smisurata dello scrivere, si inciampa nel retorico, si dubita degli eccessi, si arretra di fronte a certe sonate stentoree. Ma soprattutto, più di tutto, ci si fida del disegno, ci si compromette con l'illusione del racconto, si è complici, alla fine, del libro, si è ingenui insieme al libro, certe volte si fa "ooooh" e si applaude. E per un libro, è tanto.

 

La guerra, l'amore, i motori- Esce il nuovo libro di Baricco
Dario Olivero
10 novembre 2005
La Repubblica

ROMA - Questa storia di Alessandro Baricco esce domani in tutte le librerie. Nuovo libro, nuova casa editrice, Fandango. Come già anticipato nella raccolta Inizi uscita l'estate scorsa, in questo romanzo si parla di macchine, corse, velocità. O meglio, della passione del protagonista, Ultimo Parri, per quella meraviglia della tecnica che a inizio secolo incominciava timidamente a circolare e che aveva convinto il padre a vendere le sue vacche per aprire un'officina meccanica. Ma ovviamente, ora che il libro è finito, si scopre che c'è molto di più.

Ultimo è un ragazzo quando inizia la storia. E' sopravvissuto a tante malattie, al punto che il padre ritiene che sia circondato da un'ombra d'oro che lo rende speciale. Qualcosa muore invece inizia a morire in lui quando il padre rimane storpiato in un incidente d'auto. Un'altra parte lo lascia quando si ritrova soldato a Caporetto. Un'altra parte ancora cambia per sempre quando incontra il suo primo amore.

Non si può aggiungere molto altro alla trama perché si rischia di perdere non solo la storia, ma anche i diversi stili (da un post-futurismo iniziale, al dialogo quasi comico, alle storie d'altri tempi come si sentono ancora in certi racconti orali al memoriale al diario) che Baricco utilizza per andare avanti.

Ma qualcosa si può dire su questo ragazzo e su quest'uomo che comprende ben presto che due e diverse sono le piste che si seguono nella vita: quelle che tutti si è costretti a percorrere e che tutti abbiamo sotto gli occhi e quelle che si vedono fuori dalle finestre dei ristoranti dove sta passando la Mille Miglia: le piste che vedono soltanto i piloti, le piste che stanno dentro, e che a volte vedono anche gli uomini comuni.

Visto che per tutta la giornata di uscita del libro sarà possibile leggere sul sito della casa editrice le prime 60 pagine, da queste prendiamo una delle più belle e che segna la cesura tra un'infanzia fatta dai sogni che si portava dietro la nuova passioni per la velocità e le automobili e il dolore che da quel momento in poi incomincerà a disegnare nell'anima di Ultimo un circuito automobilistico tutto particolare.

"Ultimo mise il motore al massimo e si chinò sulla moto perché aveva qualcosa da dirle, e voleva che sentisse bene. Le disse che lui doveva arrivare prima della morte, e ce l'avrebbe fatta sicuramente se solo lei si comportava bene. Le disse di guardare come la strada aveva deciso di aiutarli e si era messa tutta dritta perché arrivassero prima. E le spiegò che la bellezza di un rettilineo è inarrivabile, perché in esa è sciolta qualsiasi curva, e insidia, in nome di un ordine clemente e giusto. E' una cosa che possono fare le strade, le disse, e che invece non esiste nella vita. Perché non corre dritto il cuore degli uomini, e non c'è ordine, forse, nel loro andare".

Chi conosce certi cocciuti sognatori come gli eroi di Tim Burton o certi uomini guidati da un'ossessione che si impadronisce di loro a un certo punto della loro vita e li obbliga a procedere su una strada che vedono soltanto loro sa di che cosa si sta parlando. Come il padre di Ultimo che si lascia guidare dall'intuizione apparentemente folle di aprire un'officina per riparare macchine che quasi ancora non esistono, anche il figlio si ritrova a portare avanti il lavoro che qualcuno prima di lui ha inziato. Un sogno da realizzare, un progetto, un'ossessione da portare a termine a ogni costo.

E ogni volta che la vita gli mette di fronte dolore, guerra, abbandono, fuga, intuizioni, amore, Ultimo disegna un'altra curva di un circuito, di una pista nel nulla. E soltanto alla fine si riuscirà a capire dove, in quali punti e secondo quali traiettorie, le strade che stanno dentro coincidono con quelle che stanno fuori

Com'è nata "Questa Storia" - Tratto dal film di 6 minuti, realizzato da Guido Chiesa.
[Grazie a Valentina che lo ha trascritto quasi integralmente].

Questa storia è un libro che è nato dalla mia mente alcuni anni fa. Era un periodo che giravo intorno alle automobili, al mondo delle prime automobili. Mi affascinava questo momento aurorale di una cosa che avrebbe poi rivoluzionato la nostra vita. Erano pionieri, erano pazzi, tra le altre cose facevano queste gare, anzi facevano molte gare, e in particolare mi affascinava molto questa idea di dove facevano queste gare, perché assolutamente per anni e anni le avevano fatte sulle strade normali, per cui l’arrivo di queste gare era un’incursione quasi miracolosa, magia, (no?), nella quotidianità della gente ed era anche una cosa pericolosa perché questi mostri uscivano di strada a velocità irragionevoli per le macchine che erano e ammazzavano gente (no?). Però la passione era enorme, e bisogna immaginare che per la gente, che spesso non aveva mai visto un’automobile, l’arrivo della corsa era l’incursione del magico, del miracoloso, del fantastico nella prosa della vita.
Una volta ero a Imola, lì c’è il circuito (no?), mi parlavano di questa gente che lì avevano inventato questo circuito, che l’aveva lì costruito, e mi sono immaginato questa acrobazia mentale che doveva essere stata tanto tempo fa l’idea di fare un circuito. Era un’astrazione mentale, un’immaginare che si potesse riassumere la follia di una gara nell’ordine di una figura chiusa e studiata appositamente per quel gesto, di una strada fatta solo per gareggiare, cucita nel nulla, fuori dal mondo, protetta dal mondo con delle barriere che anche proteggevano il mondo da lei. E tutto questo era tutt’altro che una cosa scontata. E ho immaginato che effettivamente ci sono degli uomini che furono capaci di questo pensiero e mi è venuta voglia di raccontarli.

Insomma in tutto questo mi sembrava di vedere spiegato come in una figura molto limpida, una cosa che a me affascina molto: cioè il nostro rapporto con la sensazione del caos e la sensazione dell’ordine, perché noi siamo perlopiù attirati dal caos che sembra essere una forma di dinamizzazione della vita, una storia di promesse di libertà e però noi siamo terrorizzati. E poi quello ce facciamo, credo, nella vita è perlopiù cercare di mettere in ordine (no?), di tradurre in figure compiute cose inspiegabili o un’accozzaglia di esperienze che non hanno un ordine loro, è questo doppio gesto di fare e disfare che mi sembra molto legato all’umano. Ecco mi sembra ben disegnato a questa figura che di per sé, appunto, sembra banale, ma in realtà è un bellissimo percorso mentale che era quello di creare l’artificialità e l’ordine di una strada nostra solo per gareggiare con le automobili.

E dovendo raccontare l’ordine è molto importante che tu racconti bene il caos, la ferita di cui è cura l’ordine, e qui entra in gioco la prima guerra mondiale e Caporetto, che è un’altra parte importante e grossa di questo libro. Di Caporetto si sa abbastanza poco perché è una storia che noi italiani non amiamo raccontarci o sentirla dire, tutti noi possediamo il termine “Caporetto”, lo usiamo anche nel linguaggio, ma poi in realtà sono pochi quelli che sanno cosa è successo là. Fu Caporetto sostanzialmente un’esperienza vertiginosa di caos per quelli che lo vissero sia nel momento in cui nacque la disfatta sia nel momento in cui si tradusse in una lotta collettiva di centinaia e migliaia di persone. Questa storia dell’ordine e del caos… credo di non avere raccontato altro, in effetti, nei miei libri, ma è anche giusto che sia così, giusto che forse abbiamo uno o due temi che sono quelli per cui siamo nati, e forse è meglio rimanere lì.

E così è venuta fuori questa unica vicenda umana di un uomo che nasce negli ultimissimi anni dell’ottocento e poi muore nel secondo dopoguerra. Un uomo che si chiama Ultimo Parri e che passa attraverso questi mondi: il mondo dell’automobilismo, delle gare, dell’intuizione del circuito, e poi la guerra e poi c’è la vita, gli amori e queste cose che appunto sarebbe un compito infinito ricondurre a un ordine clemente che avesse comprensione di noi.
Ecco questa storia più o meno raccontata è così.

 

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