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Omero, Iliade

La scheda del libro di IBS
la scheda Feltrinelli

La presentazione sul Corriere

La terza di copertina

L'idea del Reading

La postfazione di Baricco

Lo speciale dedicato al libro dall'editore Feltrinelli

Alessandro Baricco: la presentazione audio di Omero, Iliade


 
La scheda del Libro - da Internet Bookshop

Questo volume nasce da un progetto di rilettura del poema omerico destinato alla scena teatrale. Baricco smonta e rimonta l'Iliade creando ventun monologhi, corrispondenti ad altrettanti personaggi del poema e al personaggio di un aedo che racconta, in chiusura, l'assedio e la caduta di Troia. L'autore "rinuncia" agli dei e punta sulle figure che si muovono sulla terra, sui campi di battaglia, nei palazzi achei, dietro le mura della città assediata. Tema nodale di questa sequenza di monologhi è la guerra, la guerra come desiderio, destino, fascinazione, condanna. Un'operazione teatrale e letteraria insieme, dalla quale emerge un intenso sapore di attualizzazione, riviviscenza, urgenza, anche morale e civile.

Criseide, Elena, Enea, Achille, Priamo, Diomede, Ulisse, Ettore e gli altri famosi personaggi creati dalla tradizione poetica di un lontano passato tornano a raccontare la loro storia, rivolgendosi direttamente ai lettori in un libro che fa rivivere passioni, odi, amori, inganni e battaglie senza tempo. Alessandro Baricco, scrittore innovativo e amante delle sperimentazioni, scompone e ricompone il capolavoro omerico in venti monologhi più uno finale, in cui l’aedo Demòdoco narra l’inganno del cavallo di Ulisse e l’epilogo dell’assedio, episodio originalmente riportato nell’Odissea. Avvalendosi della consulenza della traduttrice Maria Grazia Ciani, Baricco realizza un testo in prosa, più breve dell’originale e scritto in un italiano corrente, una galleria a più voci, che nasce da un progetto di rilettura destinato alla scena teatrale e presentato al Romaeuropa Festival 2004.
Riallacciandosi alla dimensione dell’oralità su cui si basava la poetica antica, l’opera si propone quale concentrato di narrazioni in soggettiva: ventun monologhi in cui ogni personaggio fa rivivere fatti, impressioni, sentimenti dal proprio punto di vista e con le proprie parole. Seppur fedele al capolavoro omerico, l’opera presenta un’importante differenza rispetto all’originale: l’eliminazione delle divinità dalla trama. Il moderno autore relega gli dei sullo sfondo mentre il cantore antico li riconosceva grandi protagonisti degli eventi. I veri attori dell’Iliade, raccontata da Baricco sono gli uomini e le donne, sia i vincitori sia i vinti, che con le loro azioni e le loro passioni muovono un mondo complesso, solo apparentemente lontano, ma in realtà molto vicino a quello di oggi. Rivivono in ogni personaggio valori e sentimenti universali, che da sempre fanno parte della natura umana: la pietà, l’odio, la compassione, la voglia di pace, rappresentata dalle figure femminili di Andromaca, Ecuba, Elena, e la forza violenta che si esprime nel conflitto, incarnata da Achille.
Nella rilettura del capolavoro operata da Baricco si percepisce un intenso sapore di attualizzazione, di urgenza morale e civile. Come dichiara l’autore nella postilla sulla guerra che chiude il libro, riscrivere in questo periodo una storia di guerra, anzi un vero e proprio “monumento alla guerra”, come viene definita l’Iliade, non è un “dettaglio qualsiasi”. Ma può costituire un aiuto importante, per non lasciarsi incantare dal fascino perverso della violenza e per riaffermare l’importanza di una via verso la pace.
http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?feature=cover&isbn=8807490315
 
La scheda del Libro - da Feltrinelli

Questo volume nasce da un grande progetto di rilettura del poema omerico destinato alla scena teatrale (progetto che si compirà nel settembre 2004). Alessandro Baricco (forte della consulenza della traduttrice Maria Grazia Ciani) smonta e rimonta l’Iliade creando 24 monologhi + 1, corrispondenti ad altrettanti personaggi del poema e al personaggio di un aedo che ci racconta, in chiusura, l’assedio e la caduta di Troia.
In questa operazione di rilettura, Baricco "rinuncia" agli dei – notoriamente protagonisti, al pari degli umani, delle vicende legate alla guerra di Troia – e punta esclusivamente sulle figure che si muovono sulla terra, sui campi di battaglia, nei palazzi achei, dietro le mura della città assediata.
Tema nodale di questa sequenza di monologhi è naturalmente la guerra, la guerra come desiderio, destino, fascinazione, condanna.

Per realizzare questa operazione, teatrale e letteraria insieme, Baricco ha attinto anche all’Odissea e a quelle Iliadi apocrife che dall’antichità sono "circolate" insieme al testo omerico. Ne risulta un "concertato" di voci che – pur nella fedeltà all’originale – rinnova e smuove la percezione delle vicende così come la tradizione scolastica ce le ha passate.
Come accade sempre con Alessandro Baricco quando s’avvicina a un testo, per penetrarlo o semplicemente per farcene intendere le risonanze interne, anche qui – o qui in modo più deciso e forte che altrove – avvertiamo un intenso sapore di attualizzazione, riviviscenza, urgenza (anche morale e civile). Sapore confermato da un breve "saggio sulla guerra" che chiude il volume.
http://www.feltrinelli.it/SchedaLibro?id_volume=5000292
 
L'Olimpo cancellato(dal Corriere della Sera)

Si intitola «Omero, Iliade», il libro che Alessandro Baricco ha appena mandato in libreria edito da Feltrinelli. L'autore smonta e rimonta il testo originale creando 24 monologhi più uno, corrispondenti ad altrettanti personaggi del poema e al personaggio di un aedo che racconta, in chiusura, l'assedio e la caduta di Troia. In questa operazione di rilettura Baricco elimina gli dei, notoriamente protagonisti al pari degli umani delle vicende legate alla lunga guerra, puntando esclusivamente sui guerrieri che si muovono sui campi di battaglia, nelle tende degli achei o dietro le mura della città assediata. Sfoltito anche delle numerose ripetizioni, il libretto di Baricco risulta di lettura facile oltre che rapida: appena un centinaio di pagine, alle quali si aggiunge un finale diverso dall'originale.
Mentre Omero termina il poema con la morte di Ettore e la restituzione del corpo a Priamo, Baricco racconta come finisce la guerra, attingendo all'Odissea e ad altri testi dell'antichità. E aggiunge una postilla sulla guerra in generale. «Mentre lavoravo alla riscrittura del testo - racconta l'autore - la guerra è ridiventata esperienza quotidiana, con battaglie, assassinii, violenze, torture, decapitazioni, tradimenti, ma anche con eroismi, piani strategici, volontari, proclami e ultimatum: tutto un atroce e luminoso armamentario che è stato per tempo immemorabile il corredo di una umanità combattente e che credevamo sepolto per sempre. E ho capito che leggere l'Iliade oggi è una specie di lezione per capire che cosa è stata la guerra e che cosa sempre sarà».
     
La Terza di copertina

L'"Iliade" di Omero continua a cantare dal fondo dei secoli. Canta cinquantun giorni dell'ultimo anno di una guerra che porta, dopo un decennio, alla conquista e alla distruzione della città di Troia. Canta dei, uomini ed eroi, memorabili nell'ira e nell'ambizione, nell'audacia e nell'astuzia, nella vendetta e nella pietà, dentro i confini di un eterno campo di battaglia. Guidato dall'idea di adattare il testo per una lettura pubblica, Alessandro Baricco rilegge e riscrive l'"Iliade" di Omero come se dovessimo tornare là a Omero, nell'"Iliade", a contemplare uno dei più maestosi paesaggi del nostro destino. Lavorando sulla traduzione di Maria Grazia Ciani, monta il materiale originario in un concentrato di ventun voci (l'ultima è quella di Demòdoco, un aedo che, sulla scorta dell'"Odissea" e di altre fonti, narra la fine di Troia); i personaggi omerici sono chiamati in scena - gli dei lasciati sullo sfondo - a raccontare, con voce vicinissima alla nostra, la loro storia di passioni e di sangue, la loro grande guerra, la loro grande avventura.
 
   
Dalla postfazione di AB
(pubblicata in integrale su la Repubblica il 14/9/2004)

Non sono, questi, anni qualunque per leggere l´Iliade. O per «riscriverla», come mi è accaduto di fare. Sono anni di guerra. E per quanto «guerra» continui a sembrarmi un termine sbagliato per definire cosa sta accadendo nel mondo (un termine di comodo, direi), certo sono anni in cui una certa orgogliosa barbarie, per millenni collegata all´esperienza della guerra, è ridivenuta esperienza quotidiana. Battaglie, assassinii, violenze, torture, decapitazioni, tradimenti. Eroismi, armi, piani strategici, volontari, ultimatum, proclami. Da qualche profondità che credevamo più sigillata, è tornato a galla tutto l'atroce e luminoso armamentario che è stato per tempo immemorabile il corredo di un´umanità combattente. In un contesto del genere - vertiginosamente delicato e scandaloso - anche i dettagli assumono un significato particolare. Leggere in pubblico l´Iliade è un dettaglio, ma non è un dettaglio qualsiasi. Per esser chiaro, vorrei dire che l´Iliade è una storia di guerra, lo è senza prudenza e senza mezze misure: e che è stata composta per cantare un'umanità combattente, e per farlo in modo così memorabile da durare in eterno, ed arrivare fino all´ultimo figlio dei figli, continuando a cantare la solenne bellezza, e lirrimediabile emozione, che era stata un tempo la guerra, e che sempre sarà. A scuola, magari, la raccontano diversamente. Ma il nocciolo è quello. L´Iliade è un monumento alla guerra.
Così la domanda sorge naturale: che senso ha in un momento come questo dedicare tanto spazio, e attenzione, e tempo a un monumento alla guerra? Come mai, con tante storie che c´erano, ci si ritrova attratti proprio da quella, quasi fosse una luce che detta una fuga alla tenebra di questi giorni?
Credo che una risposta vera la si potrebbe dare solo se si fosse capaci di capire fino in fondo il nostro rapporto con tutte le storie di guerra, e non con questa in particolare: capire il nostro istinto a non smettere di raccontarle mai. Ma è una questione molto complessa, che non può certo essere risolta qui, e da me. Quel che posso fare è restare all´Iliade e annotare due cose che, in un anno di lavoro a stretto contatto con quel testo, mi è accaduto di pensare: riassumono quanto, in quella storia, mi è apparso con la forza e la limpidezza che solo i veri insegnamenti hanno. [...] continua
 
   
L'idea del Reading

L'idea è quella di leggere in pubblico l'Iliade. Un reading lungo una dozzina di ore, diviso in tre serate. Una scena essenziale, costumi appena accennati, una fonica impeccabile. Un grande schermo e il primo piano del lettore. Spesso, ma non sempre, musica, in parte live, in parte registrata. L'idea è questa. Ovviamente è qualcosa che per me continua idealmente il lavoro fatto prima con Totem e poi con il City reading project: provare a mettere la narrazione orale, forse addirittura la pura parola, al centro dell'attenzione, e farne una forma di rito, di emozione collettiva, di spettacolo.

C'è del pubblico che mi segue in questa ricerca: così ho pensato che un'altra tappa si poteva fare: e l'Iliade, tra i tanti viaggi possibili, è quello che adesso mi affascina di più.

Leggere l'Iliade, oggi e in pubblico, significa inevitabilmente riscriverla: adattarla per quel gesto particolare. Questo tratto del lavoro, ovviamente, è quello che mi riguarda più da vicino. Ho lavorato a un testo più corto, in prosa, in un italiano normale (non poetico né falsamente antico); e ho pensato a una dura storia di uomini in guerra, dove dei e creature mitiche sfumano sullo sfondo, ormai divenuti inutili. So che tutto questo suona tremendamente ambizioso (riscrivere Omero?) ma in realtà io lo interpreto come un modesto lavoro di servizio: è come una traduzione, o un adattamento. Nell'ottocento, in Italia,si traducevano i poemi omerici in poesia, con il gergo e le tecniche della poesia del tempo. Lavoro che oggi sembra assurdo, ma che in realtà era un modo di appropriarsi di quella storia dandole lo sfondo sentimentale e le forme stilistiche di quel tempo. Perché non dovremmo fare lo stesso noi? Perché non provare a cercare la nostra Iliade?

Quanto al modo di leggerla, questa Iliade, ho in mente qualcosa che viene direttamente da Totem e dal City reading project. Qualcosa che sta tra il puro diventare suono della scrittura e l'autorità emozionante del narratore in carne e ossa. L'unica cosa di cui son sicuro è che non c'entra con il recitare: per il resto ogni tanto incontro quel che cerco e allora lo riconosco; ogni tanto lo manco clamorosamente e allora mi annoio. Per l'Iliade lavorerò con una dozzina di lettori. La maggior parte sono attori (che per lo più vengono dal cinema); tre, più me, sono scrittori (gli scrittori, quando non hanno problemi di timidezza, leggono molto bene, perché credono nella scrittura e non in se stessi).

Ho riorganizzato il testo omerico in tanti racconti in soggettiva (per dire, il primo canto diventa il canto di Criseide: è lei che racconta). In pratica ne è venuta fuori una sequenza di una ventina di monologhi.In ognuno un lettore racconta la storia a nome di un personaggio particolare: e in qualche modo diventa quel personaggio. Penso a una fluviale narrazione che di volta in volta assume la faccia, la bellezza, la voce, il colore sentimentale di una persona diversa. Quanto a me, leggerò tre di quei monologhi (uno a sera) e cercherò in scena di introdurre gli altri, di legarli insieme. In qualche modo vorrei riuscire alla fine a comunicare la mia passione per quel testo. Niente di diverso da quello che facevo a Totem, per capirsi.

Due parole ancora sulla musica. Il progetto musicale l'ho affidato a Giovanni Sollima, perché è un musicista anomalo, uno di quelli che confondono le idee sui confini tra musica colta e musica altra. Ho lavorato con lui al City reading project, e lì ho scoperto che abbiamo un modo molto affine di inseguire le emozioni: così mi è parso naturale continuare con lui. Quello che gli ho chiesto è di riversare nel fiume della narrazione il suo mondo musicale, non necessariamente la sua musica: quello che gli suona nella mente, magari scritto o suonato o cantato da altri. Così alla fine verrà fuori una specie di colonna sonora costruita su suoni del mondo, o quanto meno del mondo che lui ha in testa. Lui sarà sul palco, a lavorare la musica registrata: e a tratti userà il suo violoncello per macchiare quei suoni, o prolungarli, o integrarli. Credo che sarà un bel sentire. Fermo restando che questo è uno spettacolo di parola, e le voci sono la prima e fondamentale musica che suoniamo.

Un'ultima cosa. Quando racconto questo lavoro, spesso la gente mi chiede: perché proprio l'Iliade? Alcuni vorrebbero l'Odissea (che io non amo, tranne il finale), o magari Dante o Ariosto. Ho due risposte: la prima è che l'Iliade mi sembra una storia bellissima. La seconda è che godere del racconto di una guerra mi sembra una cura efficace per allontanare il desiderio (tragico ma legittimo) di godere facendo la guerra.